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Salotto Dakar 2023: Intervista a Jader Giraldi

Pasquale Basile
Pasquale Basile
5 minuti di lettura
Salotto Dakar 2023: Intervista a Jader Giraldi

Il nostro Salotto Dakar 2023 accoglie tra i suoi invitati anche il motociclista Jader Giraldi.

Originario di Faenza, il centauro romagnolo è al debutto nel Rally Raid più famoso al mondo a bordo di una KTM 450 di colore rosa del team Solarys Racing.

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Ringraziamo Cristina Cardone per il contributo scritto e per l’intervista fatta al motociclista in gara in Arabia Saudita.

 

Il debuttante Jader Giraldi si siede al Salotto Dakar 2023

La Dakar 2023 è la prima volta di Jader Giraldi nel famoso Rally Raid in Arabia Saudita, frutto di due anni di lavoro e di confronti con colleghi piloti forti di grande esperienza.

Nella vita di tutti i giorni è un imprenditore, ma fin da ragazzino ha avuto modo di guidare sulle moto da fuoristrada, accettando la sfida della Dakar.

 

Raccontaci di te e della tua moto a questa Dakar

Quando due anni fa ho deciso di iniziare questa avventura per prima cosa ho iniziato a confrontarmi con i piloti italiani, amatori come me, che già avevano iniziato questo percorso. In breve ho capito che le variabili di questa gara sono infinite e che fondamentale era semplificarsi la vita e cercare per ogni elemento di scegliere il meglio per quanto possibile, per questo corro con una KTM 450 Rally Replica, che in questo momento è certamente la moto più affidabile per chi come me ha l’obiettivo di finire la Dakar 2023″

Come ti sei preparato a questo rally? Cosa porterai a casa da questa gara nel deserto?

Sono tantissime gli aspetti su cui prepararsi per una disciplina come il rally. A livello di tecnica di guida ho ripreso a fare lezioni di cross e cercato di frequentare il più possibile il deserto insieme a piloti professionisti, per primo Paolo Lucci che ringrazio per i tanti consigli che mi ha trasferito.

Poi avendo io 50 anni ho creato un progetto chiamato Dealing With The Unexpected dove insieme a quattro professionisti, ovvero Angelo Cernemolla il mio mental Coach, Marco De Angelis osteopata e preparatore sportivo, Francesco Cagnazzo nutrizionista e Pino di Ionna coordinatore del team e analista di biofeedback, abbiamo ricercato sulla mia esperienza e analisi dei dati di diverse metodologie di preparazione psicofisica.

In ogni gara fatta del Mondiale Rally, e ne ho fatte tre per prepararmi, abbiamo affinato preparazione fisica, alimentazione e integrazioni. Soprattutto ho compreso i limiti della mia mente è come superarli perché la Dakar è una gara dove puoi essere preparato quanto vuoi ma certamente qualcosa di inaspettato succede e il fattore del successo è legato alla tua capacità di rimanere lucido e trovare con velocità la giusta soluzione.

Da questa gara ho già imparato tantissimo. La sua preparazione mi ha insegnato molto la prima cosa è che più alzi il livello delle tue sfide più di arriva energia vitale e più le persone attorno a te comprendono che anche loro possono intraprendere ogni giorno un percorso di evoluzione personale qualunque esso sia. Questa è la cosa che mi piace di più. Infatti sui profili social del mio progetto racconterò ogni giorno l’esperienza con stories e interventi costanti”.

Nella seconda settimana ci sarà un percorso con dune molto grandi. Hai dei timori e delle paure?

Non sono spaventato dalla Dakar di quest’anno che tutti definiscono la più dura. A marzo ho già fatto e terminato l’Abu Dhabi Desert Challenge, dove siamo stati nell’empty quarter. Ho già conosciuto e sperimentato le grandi dune. Effettivamente la prima volta che le vedi ti spaventano.

Sono mostruose e fuori scala rispetto a quello che si può trovare in Marocco o in Tunisia, e anche a Dubai ma poi comprendi la tecnica per Superarle e arriva il divertimento e l’emozione di salirle e soprattutto scenderle quasi in apnea. Sono nelle cime ripide come una pista nera e devi arrivarci di grande slancio e saltarle per forza, qui il cross viene in aiuto. Sarà divertente. Non vedo l’ora perché credo che questa Dakar sarà bellissima”.

 

 

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22 anni, da Napoli. parlo di sport perché sono un grande appassionato e sicuramente son più bravo a scriverne che a praticarli. Chi lo dice a tutti gli altri che non esistono solo Brady e Jordan?
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