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Intervista a Michael Wood, Coach dei Seamen Milano

L'Head Coach Michael Wood ci ha parlato del Football Americano in Italia

Michael Wood, Head Coach dei Seamen Milano, si è concesso a noi per un intervista in cui ci ha parlato della sua squadra, del Football in Italia e molto altro.

Ringraziamo la FIDAF e i Seamen Milano per aver permesso l’intervista a Coach Wood.

Per chi non conoscesse Michael Wood, ecco alcuni punti salienti: Americano, laureato alla Ohio State university, con una lunga esperienza maturata nel football tra Stati Uniti, Austria, Francia, Germania e Italia. Michael Wood è l’Head Coach dei Seamen Milano dal 2018 e, nella stagione 2019, ha portato la squadra alla vittoria del Superbowl.

Ed ecco a voi la nostra intervista a Michael Wood

Quali saranno gli obiettivi principali per la stagione che inizierà a breve?

Michael Wood: Prima di tutto grazie per questa occasione. Sono entusiasta di tornare a Milano per la mia quarta stagione. Anche se la scorsa è stata cancellata, ho avuto delle belle esperienze qui e, malgrado lo stop, mi rendo conto che questo team è cambiato e cresciuto. Abbiamo avuto un paio di ragazzi che si sono ritirati o hanno cambiato squadra per motivi personali. Anche se non abbiamo giocato nemmeno una partita nel 2020, abbiamo dovuto prendere delle decisioni sui giocatori per provare a migliorare il nostro roster. Credo avessimo un eccellente gruppo di atleti lo scorso anno e potevamo giocarci la possibilità di arrivare nuovamente in finale. Questa stagione avremo dunque un team rinnovato, speriamo migliore, mi piacciono gli acquisti fatti ma sono consapevole del fatto che le fondamenta della squadra poggino sui giocatori che già avevamo a roster.

A partire dal coaching staff, dai preparatori atletici, gli addetti alla logistica, la dirigenza e soprattutto dai giocatori, siamo una delle organizzazioni migliori in Europa. Il Presidente Mutti ha messo cuore e anima nei Seamen ed è per quello che oggi siamo quello che siamo. L’atmosfera di vera famiglia che c’è qui è ciò che mi spinge sempre a tornare. La fratellanza tra giocatori, coach e tifosi è veramente unica. So che tutte le squadre dicono la stessa cosa,  ma tra i Seamen del passato e i giovani di oggi, rookie e veterani, ex giocatori e giocatori attuali, c’è un forte legame che rende speciale l’appartenenza a questa “Anchorgang”.

Il nostro primo obiettivo per la prossima stagione è di andare sull’1-0 dopo la prima settimana. Dimentichiamoci quello che potrebbe succedere nelle settimane dalla 2 alla 8 e concentriamoci solo nel giocare al meglio contro Parma alla prima giornata. Ho capito negli anni che ogni stagione ha i propri alti e bassi, quindi voglio che la squadra si concentri solo sulla partita che abbiamo di fronte a noi. Essere sull’1-0 il 10 aprile è il nostro unico obbiettivo per ora.

Come si sente la squadra a tornare a giocare dopo un anno di stop?

W: Tutte le squadre sono state penalizzate dalla perdita della scorsa stagione. Dopo un intero anno senza giocare, è importante tornare ai fondamentali del gioco. Blocchi, placcaggi, gestione della palla, turnover, penalità, queste sono le cose più importanti su cui lavorare. I team che faranno meno errori e che sapranno sfruttare quelli degli avversari avranno un enorme vantaggio, specialmente all’inizio della stagione. Riuscire ad eseguire bene gli schemi e trovare le giuste soluzioni di gioco consentirà poi alle squadre di mettersi in un’ottima posizione per centrare la vittoria.

Allenarsi a pieno ritmo e giocare veloci sarà altrettanto decisivo per l’esito degli incontri. Vogliamo mantenere l’equilibrio anche in situazioni di stress e assumere ciascuno le proprie responsabilità. I ragazzi devono sapere quali compiti vengono loro assegnati e devono essere capaci di tradurli in buone giocate sul campo. Abbiamo un gruppo di giocatori di grande esperienza e dopo un anno di stop non vediamo l’ora di tornare sul campo per fare quello che amiamo: giocare.

Intervista a Michael Wood, Head Coach dei Milano Seaman
Intervista a Michael Wood, Head Coach dei Milano Seamen

Quali sono i pro e i contro della formula di Campionato di quest’anno?

W: Dato che ci sono solo sei partite in regular season, bisogna partire forte. Nelle prossime tre settimane, le squadre che si prepareranno e lavoreranno più duramente saranno sulla strada giusta. Siamo sullo 0 a 0, partiamo tutti alla pari adesso ed è imperativo uscire dai blocchi di  partenza alla massima velocità. Affrontare in casa i Panthers Parma alla prima di Campionato sarà una bella sfida. Sono sempre uno dei migliori team, ben allenati e con giocatori di esperienza che sanno come vincere. È una gara importante per entrambi. C’è grande rispetto, naturalmente, nei confronti di questa squadra e della rivalità tra di noi. Siamo entusiasti ed emozionati di aprire la stagione con loro.

Essere i campioni in carica vuol dire avere un grande bersaglio sulla schiena, e mi aspetto che ogni altra squadra giochi al meglio contro di noi, come se stesse giocando il Superbowl. È vitale affrontare ogni partita con la stessa mentalità del leone nella giungla, dobbiamo mangiare o veniamo mangiati. Non so a voi, ma a me piace mangiare in Italia, quindi il mio lavoro sarà far si che si arrivi affamati al 10 di aprile.

L’8 maggio ci sarà la partita contro i Rhinos, come la vivrete?

W: Il derby è sempre una partita importante per entrambi i team e, indipendentemente dal record con cui ci arriveremo, sarà una gara dura e fisica. Entrambe le squadre si conoscono molto bene, quindi alla fine vincerà chi saprà fare la giocata giusta al momento giusto. Non dovrò fare molti discorsi motivazionali prima di quella partita, il solo fatto che giochiamo contro i Rhinos basta e avanza.

Come reputa il suo bilancio attuale al quarto anno da Head Coach dei Seamen?

W: Sono molto fortunato ad avere l’opportunità di lavorare con alcune delle leggende del Football italiano. È una bellissima esperienza, e aver vinto gli ultimi due campionati è più di quello che avrei immaginato. Amo questo team e le persone che lo circondano, mi hanno accolto nella loro famiglia ed è una cosa che ogni allenatore in questo sport vorrebbe, essere parte di un piccolo gruppo a cui non interessa solo vincere le partite ma anche prendersi cura delle persone che lo formano. La “Anchorgang” è unita, forte e fiera.

Michael Wood è sicuro di poter ripetere una grande stagione con i Seaman Milano
Michael Wood è sicuro di poter ripetere una grande stagione con i Seamen Milano

Può spiegare ai neofiti in cosa consiste il lavoro di un Head Coach?

W: Essere un coach oltreoceano è diverso dall’esserlo negli USA. Per prima cosa, qui si ha a che fare con uomini che hanno un lavoro, figli e famiglia a cui pensare, molte più responsabilità rispetto ad un ragazzo che frequenta il liceo o il college. Giocano per puro piacere e, come allenatore, devi modellare la tua filosofia in base agli atleti che stai allenando, bisogna rendere gli allenamenti e le partite divertenti. Devi mettere alla prova i ragazzi in maniera diversa, trovare un ruolo per ognuno di loro, perché sentano di contribuire al successo della squadra. Devi conoscerli fuori dal campo, uscirci per mangiare qualcosa o bere una birra, condividere la loro vita.

Nelle squadre in cui ho allenato, ho avuto ragazzi con percorsi di vita diversi, ciascuno con le proprie caratteristiche. Imparare la lingua al meglio, mai dire no ad un pranzo o a una cena, perché i ragazzi ti chiederanno di andare a casa loro; non c’è molto altro da chiedere, devi essere umile ed apprezzare. Quindi, anche se la retribuzione economica è inferiore rispetto agli Stati Uniti, l’esperienza che si fa qui non ha prezzo. Ciò che conta davvero sono le persone che incontri e le amicizie che crei.

Cerco di uscire ogni giorno e vivere la città e la nazione in cui mi trovo. La prima sosta al mattino è dal panettiere: biscotti, pasticcini o torta con un buon caffè. A Milano c’è un bar ad ogni angolo, quindi ho molto da scoprire. Bisogna apprezzare e immergersi nella cultura. La storia in ogni paese europeo è meravigliosa e non è possibile conoscerla tutta. Mi piace prendere l’autobus o la metro e andare in un quartiere diverso, presentarmi, fare domande alla gente e chiedere quale sia la specialità della casa per provarla. Gli italiani adorano vantarsi del loro cibo e fartelo assaggiare.

Bisogna rispettare le persone perché sei qui per loro e grazie a loro. Condividi le tue idee di football ma non aver paura di chiedere ai ragazzi le loro opinioni. Molti di loro giocano nella stessa squadra da tanto tempo e possono dire molto più di quanto si pensi. Cerco di imparare ogni giorno qualcosa di nuovo: parole, posti, folklore. Tengo la mente aperta perché non so mai cosa troverò girando il prossimo angolo.

Rayan Khefif è il nuovo giocatore dei Seamen dopo delle ottime stagioni in Francia: quali qualità l’hanno colpita per farlo ingaggiare?

W: Purtroppo, Rayan è tornato a Parigi, si è infortunato ad un ginocchio in allenamento e per evitare di trascinare le cose troppo a lungo, abbiamo deciso di passare oltre. Abbiamo messo sotto contratto Stefano Drecun, Offensive Lineman proveniente dalla Serbia. Ha molta esperienza in tutta Europa avendo giocato per i Kro Rams, Frankfurt Universe e Swarco Raiders, oltre a far parte della Squadra Nazionale Serba. Lui, insieme a Jarey Elder, Defensive Back proveniente dalla West Chester University, e al riconfermato Luke Zahradka, Quarterback con tre anelli italiani, completano la batteria di ‘import’ della nostra squadra.

Sono molto soddisfatto degli acquisti, credo che tutti e tre avranno un ruolo importante questa stagione. Abbiamo anche aggiunto Alex Burdette, ex giocatore dei Clemson che ha allenato in Francia, Germania e Polonia. È un coach entusiasta e pieno di energia, che sarà il nostro Offensive Coordinator.

Michael Wood punta di nuovo al titolo per questa stagione
Michael Wood punta di nuovo al titolo per questa stagione

I Seamen Milano hanno avuto la miglior difesa del campionato dal suo ritorno, cosa mancava per renderla così efficace?

W: Il merito è dei ragazzi, sono loro che sono scesi in campo, con l’orgoglio di voler essere i migliori in quello che fanno. Altrettanto efficace è stato il nostro attacco, il migliore delle ultime due stagioni in termini di punti segnati, e di nuovo il merito è dei ragazzi che scendono in campo e decidono le nostre sorti. Meritano tutti i complimenti e glieli porgo rispettosamente. Come coach possiamo fare buone e cattive chiamate, ma sono i giocatori che eseguono gli schemi, sudano, sanguinano e ci mettono il cuore. Quei guerrieri sono la ragione per cui alleno, vivere le partite indirettamente attraverso di loro mi fa ribollire il sangue!

Lei allena in Europa da 30 anni, ha notato un’evoluzione nel gioco e nei giocatori?

W: Il gioco è cambiato drasticamente da quando sono qui. I giocatori hanno molta più consapevolezza, sono più atletici e i maggiori passi avanti li ho visti nei ruoli dove occorrono più abilità, le cosiddette ‘skill position’. I ragazzi hanno oggi molte più possibilità di guardare film e partite sia di college che di leghe professionistiche. Studiano il proprio ruolo e si allenano per quella specifica posizione. I WR sono più veloci, riescono a gestire meglio la palla, corrono traiettorie migliori e costringono i Defensive Back a lavorare molto più duramente per riuscire a fermarli.

I giocatori di linea sono più atletici, in passato i più grossi e lenti giocavano in linea di attacco e i più aggressivi in linea di difesa. Ora in entrambe le posizioni sono più atletici. I team che hanno una linea di attacco lenta e pesante fanno fatica a reagire a tutti i vari tipi di blitz e questo causa pressione sul Quarterback.

È molto più facile giocare da QB se puoi concentrarti sui lanci senza dover controllare da dove e da chi sarai colpito. La Spread Offense con le RPO (Run Pass Option) ha messo a dura prova le difese. Il QB può scegliere di passare la palla per un gioco di corsa se ci sono pochi difensori nel box, o di lanciarla rapidamente se invece è affollato. I QB atletici sono più difficili da contrastare rispetto a quelli ‘da tasca’ . Quindi, con allenatori più preparati, atleti più grossi, forti e atletici e schemi più avanzati, il gioco è migliorato di molto da quando sono qui.

Cosa serve al Football Americano per poter essere più conosciuto in Italia ed Europa?

W: Un paio di cose che renderebbero lo sport migliore in Italia e in Europa sono:

  1. Tutti i team dovrebbero trasmettere le proprie partite dal vivo via streaming.
  2. Avere due telecamere con un’inquadratura da bordocampo e da fondocampo per lo scambio di riprese renderebbe più facile allenare e insegnare tramite i filmati.
  3. Più sviluppo del ruolo del QB. Forse rendere obbligatorio che ogni QB nazionale giochi almeno un quarto di ogni partita. Nella maggior parte dei paesi europei, ogni team ha un QB americano e quelli locali vengono fatti giocare in serie minori o siedono in panchina per tutta la stagione. Il ruolo del quarterback è quello che richiede più tempo e preparazione e la maggior parte dei QB d’importazione fa del proprio meglio ma quelli locali non vedono quasi mai il campo. Se tutti dovessero far giocare i QB del proprio paese nel secondo quarto di gioco di ogni partita, questi alla fine migliorerebbero e la cosa renderebbe anche più equilibrata la competizione tra le squadre visto che non basterebbe ingaggiare un QB americano ma dovresti crescerne uno. È un mio pensiero.

Infine, in merito al virus COVID-19, spero che tutti stiano facendo la propria parte per aiutare a ridurre la diffusione della malattia. Indossate le mascherine, lavatevi le mani, bevete solo dalla vostra bottiglia e tenete le distanze quando possibile. Questi semplici gesti, unitamente all’aiuto del vaccino, sono l’unico modo per tornare a giocare lo sport che amiamo. State attenti e giocate con il cuore, con passione ed impegno. In bocca al lupo a tutti.

 

Ringraziamo vivamente il coach Michael Wood per averci dedicato tutto questo tempo e attendiamo con impazienza l’inizio del campionato di 1° Divisione FIDAF!

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