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Salotto Dakar 2023: Intervista a Edoardo Mossi

Salotto Dakar 2023: Intervista a Edoardo Mossi

Con l’inizio della Dakar 2023, The Shield Of Sports torna con il suo Salotto Dakar, l’appuntamento con le interviste ai protagonisti del Rally Raid.

Oggi, all’interno della prima puntata del nuovo corso, accogliamo Edoardo Mossi, coordinatore sportivo della Amaury Sport Organisation (ASO), organizzatrice dell’appuntamento motoristico di inizio anno.

Come sempre, ringraziamo Cristina Cardone per il suo contributo e per le dichiarazioni, che giorno per giorno pubblicheremo durante la Dakar 2023.

Edoardo Mossi parla a poche ore dall’inizio della Dakar 2023

Il primo ospite di Salotto Dakar 2023 è Edoardo Mossi, coordinatore sportivo di Amaury Sport Organisation, azienda organizzatrice del tradizionale Rally Raid di inizio stagione, che ha avuto modo di parlare dell’evento e delle sue novità per quest’anno:

Il lavoro di un anno: preparazione, ricerche di percorsi, sopralluoghi, per 15 giorni di gara, raccontaci il tuo ruolo nella ASO

Innanzitutto ciao e grazie dell’attenzione che mi riservi tutti gli anni. Il mio ruolo nell’ASO è di coordinatore sportivo della Dakar 2023, vuol dire che tutto ciò che è sport io mi occupo di far sì che giri in modo rotondo, diciamo, senza spigoli, e da quando si inizia a immaginare il percorso a quando la gara parte il mattino e si tira un grande sospiro, sperando che tutto vada bene, tutto quello che sta in mezzo, quello che non faccio io, lo fa il mio team.

Un team abbastanza largo, composto da una ventina di persone che si occupano delle operazioni più disparate, dalla stesura dei Road-book, alla sicurezza, al posizionamento del carburante, al posizionamento delle ambulanze, far volare gli elicotteri in modo corretto, a tutti gli interventi medici che vengono fatti sul percorso, hanno una strategia dietro che bisogna sintetizzare, spiegare, creare dei punti dove si possono portare i feriti.

Anche come recuperare le moto, come comportarsi la notte, quindi è molto, molto largo come aspetto, è entusiasmante, è un anno di lavoro, molto sul percorso, poi quando si ha il percorso si inizia a tradurre in un linguaggio diverso un po’ per i concorrenti, un po’ per l’Organizzazione della Dakar 2023 che deve avere delle informazioni ma un aspetto in più che è interessante sapere, è che il percorso deve rimanere segreto e di conseguenza anche all’Organizzazione, per evitare fughe di segreti, non viene comunicato, viene comunicato pezzo dopo pezzo in maniera complicata con dei codici, dando dei punti, dei punti di prossimità.

E poi mi occupo di tutta la parte della televisione, vuol dire dove mettere i cameramen, dove mandare i fotografi, come mandarli, che tipo di strumentazione dare loro”.

Parliamo delle novità della seconda settimana della Dakar 2023. Le tappe sono più difficili? Si torna alle origini?

Allora, per le novità della seconda settimana della Dakar 2023, fondamentalmente ritornare alle origini è complesso, e lo è perché le origini erano veicoli diversi, nessun sistema tecnologico, oggi abbiamo dei veicoli incredibili, dei sistemi tecnologici che ci permettono quasi, passami il termine e la divagazione, ma quasi di spegnere da remoto l’automobile a uno che si perde per evitare di farlo continuare, non lo si fa ma abbiamo la tecnologia per… se volessimo.

Di conseguenza no, un ritorno alle origini non è possibile perché alle origini erano tappe molto lunghe, molto scorrevoli, non si attaccava tutti i giorni come oggi ma c’erano un paio di tappe chiave che se venivano lette in un certo modo facevano vincere o perdere la gara.

Oggi la gara si gioca fino all’ultimo, soprattutto nelle moto, sono manche, quasi passami il termine, di motocross tutti i giorni e quindi no, ritorno alle origini no, un po’ almeno a livello simbolico posso dire che andremo in un posto dove nessuno c’è mai stato, questo sì, è un grande valore, è una grande emozione per noi, sarà una grande emozione per i concorrenti. Questa è la seconda settimana: difficile, difficile, difficile, dune grandi, grandi, grandi, molto grandi”.

Recentemente David Castera ha dichiarato in un’intervista, parlando del deserto del Quarto Vuoto, il Rub’al Khali, che “non c’è nulla, non abbiamo trovato nessun animale, nessuna persona, nessuna impronta, nessuna traccia. È un vuoto totale. È interessante proprio per questo, perché si tratta di dune vere e proprie. Le dune che abbiamo affrontato fino a ora non erano molto difficili perché non erano molto chiuse. Ora avremo un livello di difficoltà maggiore.”

È così? Cosa devono aspettarsi i concorrenti della Dakar 2023?

Seconda settimana e le dune… sì, sono molto più difficili di quello che si è trovato fino ad adesso. Molto più grandi, molto più belle, complesse, perché sono molto strette, molto ravvicinate, sono grandissime ma sono composte da tante piccole dune che fanno sì che sia una “figata” pazzesca.

Ci sono dei discesoni incredibili che ovviamente non possono essere risaliti però è come buttarsi nel vuoto. E sì, i concorrenti cosa dovranno aspettarsi? Dovranno aspettarsi di tirare il fiato, cercare di fare queste tappe senza fare errori portandosele a casa, accumulando chilometri, non è niente di impossibile, però sono ambienti dove l’errore viene pagato.

Quindi non ci si può permettere di strafare, si avranno questi posti a fine gara, quindi uno se arriva con 10 tappe nello zaino e quindi non è così semplice, anche la stanchezza farà il suo gioco e sarà una bella storia da raccontare, come sempre”.