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Nate Diaz solidale con Conor sul comportamento della UFC

Nate Diaz solidale con Conor sul comportamento della UFC

Nate Diaz non può certo essere definito un amico di Conor McGregor ma ieri ha voluto esprimergli solidarietà.

In corrispondenza con i festeggiamenti per il giorno di San Patrizio, che è la festa nazionale irlandese, The Notorious aveva espresso una montante frustrazione per il comportamento della UFC che, a suo dire, non gli sta permettendo di tornare a combattere come lui vorrebbe.

Le lamentele di Conor appaiono, in vero, piuttosto pretestuose ma Nate Diaz si è riconosciuto nella situazione che l’ex double champ sta vivendo e che anche lui ha sperimentato prima di poter finalmente agire libero da vincoli con la promotion di Dana White.

Perchè Nate Diaz simpatizza con McGregor?

Nonostante le pay-per-view dei match tra Nate Diaz e McGregor rimangano tra i campioni di incassi della storia degli sport da combattimento, la UFC non sembra aver avuto particolari riguardi nei confronti dei protagonisti.

Il più giovane dei fratelli Diaz a lungo si lamentò dell’incapacità di trovare un accordo per il suo match di commiato che, poi, quasi in maniera punitiva, gli venne concesso contro Chimaev. Tuttavia la sorte venne in soccorso del fighter californiano perchè Borz mancò il peso e Diaz vinse contro Tony Ferguson.

“Quello sono stato io per anni prima ancora che Conor arrivasse. Preferiscono che tu muoia piuttosto che essere in grado di rescindere questi contratti. Sta a te trovare una soluzione. Nessuno potrà aiutarti tranne te stesso.” ha dichiarato Nate Diaz commentando le esternazioni di McGregor.

Il fighter irlandese ha dichiarato di avere ancora due match da contratto e di aver provato più volte a tornare già dallo scorso Dicembre ma, a suo dire, non si è mai riusciti a trovare un accordo e questo gli ha fatto perdere interesse e lo ha spinto a smettere di allenarsi pensando ad altro.

Invero le lamentele di Conor non appaiono molto fondate poichè a tenerlo lontano dal ring è stata, in gran parte, la sua riluttanza a tornare a sottoporsi ai protocolli antidoping e la volontà di poter combattere venendo esentato dagli stessi.